mercoledì 8 agosto 2012

Lezione di educazione civica

È estate e il popolo del coglionistan ringhia contro i politici che vanno in ferie. E poi contro le aule semivuote e i parlamentari "assenteisti". Il blog nonunacosaseria fa notare che tutti i parlamenti dei maggiori paesi europei non si riuniscono d'estate. Verrebbe facilmente da far notare che a loro cambierebbe nulla se le leggi che li governano sono state approvate da aule piene o semivuote. Ma in questa diatriba c'è dell'altro.


Cominciamo col dire che si ha assenteismo quando si è sovente assenti ingiustificati da un obbligo di presenza. In pratica dal posto di lavoro, che è l'esempio tipico nel quale può verificarsi l'assenteismo.

Ma quello del parlamentare non è un lavoro e men che mai vi è un obbligo di presenza.
E né vi è un obbligo di produttività (fare interrogazioni, proposte di leggi o di partecipare a dibattiti e votazioni).

Il parlamento non è un votificio. Anzi, il parlamento può anche decidere di non votare alcunché e di non riunirsi mai (salvo la residuale prescrizione costituzionale a tutela delle sue prerogative: "Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre."). Pertanto non si può parlare di assenteismo

Dovreste essere orgogliosi di essere cittadini di un paese che onora la democrazia eleggendo parlamentari senza vincolo di mandato (e di presenza) e un parlamento che si riunisce e vota e si popola solo se lo ritiene utile. E che dà loro ricche indennità a tutela della loro indipendenza economica. Parlare di assenteismo è invece indice della vostra frustrazione, del desiderio che è in voi di mettere alla gogna i potenti, dell'invidia che provate verso chi ha raggiunto una posizione di benessere. Ed è indice del fatto che molti non hanno ben chiara la differenza fra un libero parlamento e "un'assemblea bulgara".

No cari, i politici non sono i vostri dipendenti: sono i vostri capi, sono gli eletti che hanno il potere e decidono per voi. Così come Marchionne non è il "dipendente" né degli azionisti né degli impiegati FIAT, i quali sono loro a doversi giustificare verso di lui delle assenze dal posto di lavoro e non viceversa.

Perché se i politici sono eletti in parlamento lo sono perché voi vi riconoscete in loro e perché loro sono (e li ritenete) migliori di voi e quindi capaci di farsi eleggere e degni di rappresentarvi. A cominciare dall'onorevole Scilipoti, che guarda caso è stato eletto in un partito il cui elettorato è particolarmente sensibile al tema della "casta".

Mi auguro che questo ripassino di educazione civica giovi a qualcuno. Non fosse altro che per il fatto che chi indulge in questa retorica anticasta non si rende conto che si sta comportando come un fascista: mai nel dopoguerra ci saremmo sognati di mancare di rispetto al parlamento e ai parlamentari.

La retorica anti casta è oramai divenuta un pericoloso nichilismo che sta minando le basi stesse della nostra democrazia rappresentativa. Occorre una riflessione seria. In questa sede mi permetto di proporre due rimedi semiseri, ma non troppo. Il primo è quello d'impedire l'accesso in parlamento a fotografi e telecamere: se il popolino non vede le foto dell'aula semivuota, non s'incazza e resta a cuccia.

Oppure si potrebbe ristrutturare l'aula sul modello della Camera dei Comuni britannica:



Pochi seggi, meno dei deputati, che sono ben 650; così non c'è neanche bisogno di tenere lontane le telecamere: i pochi deputati in aula saranno sufficienti a riempirla, e il popolo del coglionistan sarà felice e contento.

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