martedì 4 ottobre 2011

Dimissioni? Perché mai?

Cercate "cacciare il governo", e Google vi troverà ben un milione e trecentomila occorrenze. Oggi financo Confindustria intima che il governo in carica, o fa quello che gli industriali chiedono, oppure se ne deve andare. La richiesta è poi ripetuta dai tre maggiori giornali italiani (Corriere, Repubblica e Stampa), e dalla blogosfera tutta.



Fonte: Il Foglio

Pare che rispettare le regole del gioco e aspettare le prossime elezioni, che saranno al più tardi fra diciassette mesi, sia un qualcosa di insostenibile. Che oggi saremmo sull'orlo del baratro, e che se non cambiamo guida nel baratro ci cadremo per davvero. Che il nuovo governo che sostituirebbe l'attuale sarebbe in grado di fare tutte le riforme che la maggioranza del Caimano si ostina a bloccare.

Stupisce il fatto che a nessuno venga in mente una semplice considerazione di buon senso: che le riforme le fa il parlamento e non il governo. E che questo parlamento non ha nessuna intenzione di farle, perché ritiene che la maggioranza degli elettori  non le voglia.

Quindi chi vuole cacciare questo governo dovrebbe invocare le elezioni anticipate. Allora Bersani dice
Berlusconi faccia come Zapatero, "o si va a votare subito o si trova lo spazio di una soluzione transitoria in netta discontinuita' con il passato". Per Bersani il premier "dovrebbe andare al Quirinale e rimettere il mandato nelle mani del Presidente Napolitano"
Il problema è che Bersani racconta balle: Zapatero non si è dimesso. Egli un giorno è andato dal Re di Spagna e gli ha chiesto di sciogliere le camere, cosa che, ai sensi dell'art. 115 della Costituzione Spagnola, il Re ha fatto:
El Presidente del Gobierno, previa deliberación del Consejo de Ministros, y bajo su exclusiva responsabilidad, podrá proponer la disolución del Congreso, del Senado o de las Cortes Generales, que será decretada por el Rey. El decreto de disolución fijará la fecha de las elecciones.
Per cui il governo Zapatero è rimasto nel pieno dei suoi poteri, e ha solo fissato a suo piacimento elezioni anticipate a sorpresa.

Volete che Berlusconi faccia lo stesso? Non si direbbe. Quando a luglio 2010 i finiani uscirono dalla maggioranza a Berlusconi fu detto che Napolitano non avrebbe concesso le elezioni anticipate, ma che avrebbe cercato di salvare la legislatura, che Berlusconi avrebbe dovuto prima dimettersi, che il Presidente della Repubblica avrebbe tentato la strada di un governo di transizione/tecnico/di-unità-nazionale (o altre formule di fantasia per infinocchiare la gente), etc. Ovvero, a Berlusconi fu fatto capire che avrebbero cercato di fargli le scarpe in parlamento con un ribaltone, altro che dare la parola al popolo. Di qui la contromossa di inglobare i "Responsabili". Che altro poteva fare?

Si dirà: ma Zapatero, oltre alle elezioni anticipate, ha annunciato che non si ricandiderà, e quelle sono dimissioni di fatto. Ma anche Berlusconi ha detto che il prossimo candidato premier sarà Alfano. Quindi ha fatto come Zapatero. Manca solo lo scoglimento delle camere. Ma quello è la sinistra a non volerlo.


Aggiornamento - La Repubblica ha appena messo come prima notizia delle dichiarazioni di Tremonti:

Alla domanda dei giornalisti poi su perché la Spagna paghi meno interessi dell'Italia sul debito, risponde che "potrebbe dipendere dall'annuncio di elezioni anticipate". E allora perché non fare lo stesso? "Ho detto così per dire", ha risposto sorridendo il ministro.
Ovvero si persevera nell'equivoco: Berlusconi, anche se lo volesse, non potrebbe indire elezioni anticipate senza il consenso di Napolitano. E secondo molti costituzionalisti il consenso del Presidente della Repubblica è subordinato al venir meno di una maggioranza in parlamento.

4 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

Stupisce il fatto che a nessuno venga in mente una semplice considerazione di buon senso: che le riforme le fa il parlamento e non il governo. E che questo parlamento non ha nessuna intenzione di farle, perché ritiene che la maggioranza degli elettori non le voglia.

In teoria hai ragione. In pratica i parlamentari -soprattutto del cdx- sono telecomandati da B.: Compatti quando c'è da tutelare il capo, e divisi per le questioni che interessano al paese. Per questo in 3 anni di governo -ma anche nei 5 anni del precedente governo B.- nonostante una maggioranza parlamentare schiacciante e nonostante che dalla fine della prima repubblica sia evidente che occorrono riforme strutturali, il poco che si è visto sulle riforme è venuto solo dal centro sinistra, vedi riforma Dini sulle pensioni e vendita di parte delle aziende pubbliche.
L'unica riforma tentata da B. è stata la devolution e abbiamo visto come è andata. Questo nonostante i proclami della lega.

Philip Michael Santore ha detto...

"una maggioranza parlamentare schiacciante"

A inizio legislatura PDL, Lega e MPA potevano contare su di una maggioranza di 28 seggi alla Camera e 16 al Senato (vedi qui). Con l' uscita di FLI e l'ingresso dei "responsabili" i margini sono più o meno gli stessi.

Cosa ci sia di "schiacciante" in ciò lo sa il cielo, oltre alla propaganda di sinistra. Non a caso è bastata l'uscita di Fini o gli starnuti dei frondisti, di Scajola o di Pisanu, o l'assenza di qualche parlamentare per farla mancare.

La riforma Dini la chiami "riforma strutturale"? Se lo è, perché la BCE ci chiede ancora di tagliare le pensioni?

Il problema è il disavanzo annuale e la crescita del PIL, non il debito pubblico accumulato. La vendita delle aziende pubbliche può essere usata per diminuire il debito pubblico, ma non il disavanzo.

Michele Reccanello ha detto...

Mi pare che prima della cacciata di Fini, i numeri per il cdx erano abbondanti.
Sulla Riforma Dini, il punto è che l'UE ci chiede di portare l'eta per la pensione a 65 anni. Cosa che non è stata fatta perché questo governo aveva i propri clients da tutelare sullo scalone.

Philip Michael Santore ha detto...

1. Fini non è stato cacciato, ma se ne è andato spontaneamente

2. I numeri del cdx li ho messi nel commento precedente: era una maggioranza di 28 seggi alla Camera e 16 al Senato. I numeri sono quelli, sono facilmente verificabili, e non so come li si possa mettere in dubbio. Del resto i 28 seggi in più alla Camera sono il premio di maggioranza che la legge elettorale dà alla prima coalizione, ed è lo scarto su cui poteva contare il governo Prodi.

3. Chi si oppone all'innalzamento dell'età della pensione sono la Lega, il PD, Sinistra e Libertà e i sindacati (e buona parte degli Italiani): in pratica gli stessi che affossarono la riforma delle pensioni del 1994. Che, se fosse passata, oggi non avremmo più il problema delle pensioni.

4. "Scalone" e "clientes": ma che stai a dire? Il governo almeno lì ha innalzato l'età della pensione. Semmai quando citi la parola "scalone", vai alla voce "abolizione dello", e capirai a quali "clientes" il governo Prodi rese servizio e a chi fece pagare il costo (dieci miliardi di euro all'anno) di quel vero e proprio sussidio.