mercoledì 28 settembre 2011

Non esistono riforme "a costo zero"

Una delle balle ricorrenti nel libero stato del Coglionistan è che in questo periodo di difficoltà finanziarie si possa fare delle riforme "a costo zero", cioè che non incidono sui conti pubblici e che invece generano sviluppo.

Ma se davvero non costano niente, perché non vengono fatte? Credete che i nostri governanti siano financo incapaci di raccogliere le centinaia di suggerimenti che gli arrivano?

There is no free lunch, diceva un noto economista. Qualcuno che paga c'è sempre. Anche se la riforma viene definita per fare propaganda "a costo zero".

Un esempio: l'avvocatura. Benché liberalizzare gli accessi alla professione, le tariffe, la pubblicità, permettere il patto di quota lite e la strutturazione degli studi legali in società di capitali potrebbero essere misure condivisibili, gli avvocati finirebbero per pagare un prezzo. Per quale motivo credete che  si oppongano, perché sono dei cattivi che fanno la bella vita come dei parassiti sulle spalle della società che suda?

Di più, se duecentoconquantamila e passa avvocati oggi si spartiscono il "mercato" della rappresentanza in giudizio e della consulenza stragiudiziale, dato che la domanda di ciò più di tanto non può crescere (ed anzi è bene che non cresca), non potrà crescere l'offerta, che è anzi già alta, al punto che Giavazzi e Alesina sul Corriere hanno chiesto il numero chiuso a Giurisprudenza (il che sarebbe un modo surretizio di tornare ad un'avvocatura a numero chiuso, come prevedeva un tempo la legge, senza violare la Costituzione).

Liberalizzare le tariffe? In teoria una buona cosa, ma esse sono già basse. Andate a parlare con un avvocato in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, e vi arriverà un conto per centinaia di dollari l'ora. Permettere la pubblicità? Ottimo, ma i relativi costi in ultima analisi verranno scaricati nella notula che pagherete.

La liberalizzazione dell'avvocatura, più che una misura per lo sviluppo è una questione di pari opportunità fra outsiders e insiders, con i primi che spingono affinché ciò avvenga e i secondi che difendono le loro fonti di reddito, con cui mantengono se stessi e le loro famiglie.

Se si liberalizza l'avvocatura ci saranno sì opportunità, ma si sappia che una delle conseguenze sarà che certi studi legali chiuderanno, che certi avvocati diverranno disoccupati, che i giovani in teoria potranno aprire il loro studio, ma che in un mercato saturo faranno fatica a trovare i clienti, che taluni giovani pur di entrare in uno studio affermato finiranno per pagare di tasca loro il tirocinio, e che l'avvocatura diverrà un business come un altro, con licenziamenti, mobilità, prezzi di mercato, che potrebbero essere alti o bassi.

Messa così siete disposti a pagare il costo della riforma?

1 commento:

Michele Reccanello ha detto...

Le riforme hanno un costo, ma se si fanno è perché (si spera) portano dei benefici. E' importante la capacità di valutare il rapporto costi benefici.