giovedì 4 novembre 2010

Prove tecniche di ribaltone: ecco la nuova legge elettorale

Allora, dopo che per mesi chi voleva cambiare la legge elettorale sapeva cosa non voleva ma non cosa voleva, pare che i futuri potenziali ribaltonisti stiano cercando di mettersi d'accordo sul tema. Vediamo, secondo la ricostruzione di Federico Geremicca su La Stampa, di cosa si tratterebbe:
Cominciamo dalla Camera. La quota più consistente di seggi (si limano i dettagli: diciamo tra il 55 e il 60% del totale) verrebbe assegnata in collegi uninominali col sistema del doppio turno. Verrebbe eletto subito alla Camera chi ottenesse la metà più uno dei voti validi espressi.
Al secondo turno, invece, ci arriverebbero tutti i candidati che al primo avessero superato il 10 per cento dei consensi: è in questa fase che diverrebbe obbligatoria l’indicazione del candidato-premier per il quale si è in campo. Una seconda quota di seggi (tra il 35 e il 40% del totale) verrebbe assegnata con metodo proporzionale nelle circoscrizioni elettorali ai partiti che avessero superato la soglia di sbarramento, fissata al 5 per cento.

Il restante (cioè il 5% del totale dei seggi) verrebbe assegnato, sempre nelle circoscrizioni elettorali, come diritto di tribuna, ai partiti rimasti al di sotto della soglia del 5 per cento dei voti. Sospesa, per il momento, la scelta per quel che riguarda il sistema da adottare per il Senato. L’incertezza è legata a quanto del pacchetto di riforme possibili contenute nella cosiddetta bozza Violante (due risoluzioni che vi fanno riferimento sono state già votate quasi all’unanimità al Senato) riuscirà a vedere la luce.
Se, per esempio, si raggiungesse un’intesa anche sulla fine del bicameralismo perfetto, attribuendo al Senato la funzione di Senato delle Regioni (non titolato, dunque, a votare la fiducia al governo) l’assemblea di palazzo Madama verrebbe eletta con sistema interamente proporzionale.
Vediamo di fare un po' di ordine, ed esaminiamo le novità rilevanti punto per punto:

Fine del bipolarismo

Si tratta dunque di un ritorno alla proporzionale, e del conseguente abbandono del bipolarismo. Ciò in barba alla lunga battaglia referendaria di Segni e Pannella, proseguita poi da Guzzetta. Infatti se il 40-45% dei seggi è attribuita in maniera proporzionale, ciò rende inefficace la parte maggioritaria. Nessuno schieramento annunciato prima delle elezioni potrà contare sui numeri per governare, ma dovrà ulteriormente trattare in parlamento.

Doppio turno

Il costo delle elezioni raddoppia, così come raddoppia lo sfinimento degli elettori, chiamati a recarsi ai seggi due volte invece di una. Aumentano i costi delle campagne elettorali, e conseguentemente i finanziamenti pubblici ai partiti.

Mercato delle vacche

Se nella parte maggioritaria passano al secondo turno tutti quelli che prendono almeno il 10% dei voti, è facilmente prevedibile che in determinati casi inizieranno delle trattative fra i partiti per accordarsi su varie desistenze.

Voto di preferenza

L'articolo citato menziona espressamente "il ritorno delle preferenze". Che vigerebbe nel 40-45% eletto con il sistema proporzionale. Anche qui verrebbe cancellata la battaglia referendaria, il cui scopo era appunto quello di impedire la lotta fra candidati dello stesso partito, la conseguente esplosione delle spese di propaganda e il controllo dell'elettorato mediante il voto di scambio.

Sbarramento al 5% e diritto di tribuna

Se da un lato viene innalzata la soglia minima dei voti per accedere alla ripartizione dei seggi attribuiti nella parte proporzionale, e ciò potrebbe avere un qualche effetto positivo per consolidare le maggioranze e le coalizioni, dall'altro la quota proporzionale viene scomposta in due parti, con una trentina di seggi ripartiti fra le liste che non raggiungono il quorum. Questa disposizione, oltre a contraddire lo spirito di quella precedente, dato che favorirà il proliferare di liste aventi il solo scopo di eleggere un parlamentare, potrebbe avere la spiacevole conseguenza di dare a quei trenta parlamentari, non solo il diritto di tribuna, ma anche il potere di essere determinanti per la sopravvivenza o meno di un governo. Un po' come avviene oggi con i finiani, che sono appunto una trentina.
Non mi stupirei se spuntassero delle liste civetta aventi il solo scopo di prendere quei seggi.

Indicazione del premier

Quella rimarrebbe, nonostante sia già oggi una norma in contrasto (logico, non giuridico) con l'impianto della costituzione (oggi Berlusconi vi si appiglia per contrastare l'eventualità di un ribaltone). La riproporzionalizzazione del sistema la svuoterebbe di ogni ragione di essere. Infatti nessun partito potrebbe affermare di avere vinto le elezioni (*), ma avremmo sei-sette partiti (se non di più) con altrettanti candidati premier e la patata bollente nelle mani del presidente della repubblica.

(*) in realtà tutti affermerebbero di averle vinte per una ragione o un'altra. Ma sicuramente nessun avrebbe la maggioranza assoluta dei seggi, difficilmente ce l'avrebbe una coalizione formatasi prima del voto, e probabilmente la poltrona del premier sarebbe un argomento di trattativa come nella prima repubblica.

Riforma costituzionale: Senato tutto proporzionale

Come detto vi sarebbe anche "un’intesa anche sulla fine del bicameralismo perfetto". Al Senato verrebbero assegnate altre funzioni e, quel che è peggio, verrebbe eletto, come il parlamento europeo, con un sistema proporzionale puro, con tanto di voti di preferenza (vedi sopra). Un simile cambiamento, oltre ad essere di dubbia opportunità (per usare un eufemismo) visto che sarebbe una riforma costituzionale fatta da una maggioranza ribaltonista, rinforzerebbe ulteriormente il carattere proporzionalista del sistema politico.

Conclusioni

Questa riforma riporta l'orologio della politica alla prima repubblica, alle consultazioni, ai governi balneari, alle crisi di governo perenni. Chi la propugna è disposto a barattare l'affossamento dell'odiato Berlusconi (e nel caso di Fini la propria sopravvivenza politica) in cambio dell'abbattimento di quel poco che gli Italiani hanno ottenuto: la possibilità di scegliersi un governo nelle urne.

Per ciò che riguarda il ribaltone sappiamo ora che non si tratterebbe di un governo tecnico avente il solo scopo di permettere l'approvazione di una nuova legge elettorale, ma si aprirebbe addirittura una più lunga fase di riforme costituzionali. Il tutto ovviamente sopra la testa dei cittadini sudditi.

1 commento:

feliciano ha detto...
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