lunedì 18 novembre 2013

I conti della serva

Forse ai più è sfuggito, ma questo fine settimana, oltre a segnare la scissione nel PDL, è stato il secondo anniversario della caduta del governo Berlusconi. La fine del suo governo ha comportato una specie di appoggio esterno dello stesso ai due governi che gli sono succeduti, quello Monti e quello Letta. Un appoggio talvolta leale, talvolta no. Comunque si voglia giudicare l'atteggiamento del PDL rispetto a questi due governi una cosa la si può dire: da due anni non è più Berlusconi a fare le scelte di governo, dato che egli si è limitato solo o ad avallarle a posteriori o a criticarle. Solo in un caso, la sospensione dell'IMU sulla prima casa, ha cantato vittoria imponendola agli alleati di governo. Poca cosa in verità.

Se quello riassume l'influenza di Berlusconi rispetto alle scelte di governo degli ultimi due anni, forse è giunto il momento di cominciare a fare un primo bilancio: a conti fatti cosa gli Italiani hanno guadagnato da quest'estromissione? Da fine 2011 il debito pubblico in percentuale del PIL è passato dal 120.8% al 132.27% (stima FMI), il tasso di disoccupazione era al 8.5% e oggi è al 12.5%: quattro punti secchi. Il PIL (che nel 2011 ha avuto una crescita, seppur simbolica, dello 0.375) nel 2012 è diminuito del 2.37% e quest'anno (sempre stima FMI) diminuirà di un altro 1.78%.

Il governo Monti, che con il decreto salva-Italia si proponeva di anticipare il pareggio di bilancio al 2013 ha lasciato al governo Letta un deficit al 3%. E c'era chi nel 2012 immaginava un inesistente effetto Monti.

Scrive oggi Angelo Panebianco sul Corriere della Sera a proposito della bocciatura da parte dell'UE della legge di stabilità:
non siamo ritenuti affidabili, credibili, il che ci rende deboli nelle negoziazioni, ci toglie la forza che sarebbe indispensabile per strappare condizioni a noi più favorevoli.
Nemmeno la tanto decantata credibilità, forse la principale keyword del gergo politico nel 2011, abbiamo (ri?)acquistato.

Ora Berlusconi presumibilmente si prepara a prendere le distanze dal governo Letta. Se non altro almeno la Camusso la smetterà di dargli pubblicamente la colpa. Suppongo però che sarà poco credibile quando la prossima volta tentasse di darla ad Alfano. Forse è tempo che qualcun altro cominci a sua volta ad assumersi le sue responsabilità.

venerdì 8 novembre 2013

Su Alitalia - 3

Ieri Matteo Renzi, ospite della trasmissione Servizio Pubblico, ha ricostruito a suo uso e consumo la vicenda della mancata vendita di Alitalia al gruppo Air France-KLM. In un paese senza memoria storica come il nostro anche questo è possibile. Fra le altre cose il sindaco di Firenze ha detto:
«Non si può dire che su Alitalia non è colpa di Berlusconi, ma della Cgil. Berlusconi ogni volta dà la colpa ad altri, ma ha fallito lui perché non ha fatto le cose, non perché c’erano gli altri a ostacolarlo»
«Alitalia il governo Prodi voleva darla ai francesi nel 2008. Per me era  un errore darla ai francesi. Bisognava andare verso i russi, il far east. Ma comunque Berlusconi bloccò l’operazione in nome della italianità»
A dire il vero il governo Prodi nel 2007 ci aveva provato a venderla ad Aeroflot. E pure ad Air China, ma il giovane sindaco di Firenze queste cose pare che non le sappia. E poi, se venderla ai Francesi era un errore, allora, quali che fossero le motivazioni, chi si oppose, secondo la logica di Renzi, aveva ragione ad opporsi.

Ma quel che è più grave è che Renzi ha descritto la vicenda in un modo che si può sintetizzare così:
  1. Il governo Prodi voleva vendere a Air France;
  2. A gennaio 2008 il governo cadde;
  3. Da quel momento il governo Prodi fu solo un esecutore delle volontà del dominus di fatto, Berlusconi, che, forte del favore dei sondaggi, di lì a poco avrebbe vinto le elezioni;
  4. Per cui, fra febbraio e marzo, contava solo la volontà di Berlusconi;
  5. Ergo è lui il responsabile di tutto.
E poi, per replicare a Maurizio Belpietro, che gli aveva fatto notare che fu l'opposizione dei sindacati, fra cui la CGIL, a far saltare la vendita a Air France, ha aggiunto la battutina:
«L’operazione Alitalia l’ha fatta la Camusso d’accordo con Berlusconi…»
Peccato che nel 2008 la Camusso non fosse a capo della CGIL (lo sarà a partire dal 3 novembre 2010), ma che ne fosse segretario Guglielmo Epifani. Il quale, come ha fatto notare recentemente Claudio Cerasa de Il Foglio, ebbe a dire a trattativa conclusa coi capitani coraggiosi:
“Si è raggiunta un’intesa complessiva assolutamente positiva, anche tenendo conto di alcuni chiarimenti e aggiunte”. (intervista al Corriere della Sera del 25 settembre 2008)
Lo stesso Epifani, sei mesi prima durante i giorni della trattativa, disse, sempre al Corriere della Sera, che la proposta di Air France era
«Un ricatto. Un triplo ricatto: al governo, al sindacato a Malpensa. Perché a tutti viene chiesto un sì obbligatorio. Nel senso che se uno risponde no o avanza altre proposte, allora diventa responsabile del fallimento della compagnia. Ma Air France, governo e Alitalia che hanno già concordato tutto tra loro, escludendo il sindacato, non possono pensare di scaricare su di noi la responsabilità delle sorti dell'azienda»
E fece questa contro-proposta:
«Il governo e l'azienda trovino il modo di garantire la vita dell'Alitalia per altri 60-70 giorni. Si avrebbero diversi vantaggi. Si potrebbe sviluppare il confronto oltre la data ultimatum del 31 marzo dettata da Spinetta. E si arriverebbe al nuovo governo. Il che ci metterebbe al riparo da ripensamenti rispetto a un eventuale accordo firmato prima delle elezioni. Non a caso lo stesso Spinetta pone la condizione di avere il via libera dal nuovo governo»
Il via libera del nuovo governo. Ma il 20 marzo nessuno sapeva quale sarebbe stato l'esito delle elezioni. I sondaggi sino ad allora pubblicati mostravano il PD in recupero rispetto al PDL e l'UDC di Casini (che era per la vendita a Air France) in ascesa. La media dei sondaggi indicava che il PDL non avrebbe preso la maggioranza anche al senato. Poi il 14 aprile a sorpresa arrivò anche la maggioranza al senato grazie alla vittoria anche in regioni come Lazio, Campania e Liguria, fino all'ultimo date appannaggio dell'avversario.


Va da sé che se il centrodestra non avesse avuto i numeri per governare da solo, Berlusconi avrebbe dovuto convincere l'alleato di governo ad appoggiare il suo piano alternativo. Cosa non scontata.

Torniamo alla ricostruzione di Renzi. I punti 3, 4 e 5 sono una balla colossale. Perché fra febbraio e marzo, nonostante Berlusconi avesse manifestato la propria contrarietà, Prodi e Padoa-Schioppa, assieme all'amministratore delegato di Alitalia Prato continuarono a trattare con l'amministratore delegato del gruppo Air France-KLM Spinetta.

Ora delle due l'una: o trattavano perché speravano di concludere l'accordo, e se lo speravano vuol dire che intendevano concluderlo nonostante l'opposizione di Berlusconi; oppure stavano solo perdendo tempo sapendo di perderlo.

Qualcuno di voi sarà tentato di dire che sia Prodi che Spinetta che i sindacati sapevano di fare qualcosa di inutile, dato che poi Berlusconi, una volta al governo, avrebbe mandato tutto all'aria. Sbagliato: l'11 febbraio il PDL dichiarò alla stampa estera che se il governo Prodi avesse concluso con Air France il futuro governo Berlusconi avrebbe onorato l'accordo, pur non condividendolo.

Il resto è storia nota: a fine marzo 2008 i sindacati non accettarono la proposta di Air France chiedendo invece di continuare a trattare, l'amministratore delegato di Alitalia si dimise e air France ritirò l'offerta. Al subentrante governo Berlusconi non restò che cercare di mettere assieme in breve tempo l'unica privatizzazione possibile che era rimasta: quella alla cordata italiana.

giovedì 10 ottobre 2013

Abolire la Bossi-Fini?

Leggete queste norme:
Art. 4
Ingresso nel territorio dello Stato

1. L'ingresso nel territorio dello Stato e' consentito allo straniero in possesso di passaporto valido o documento equipollente e del visto d'ingresso, salvi i casi di esenzione, e puo' avvenire, salvi i casi di forza maggiore, soltanto attraverso i valichi di frontiera appositamente istituiti.

2. Il visto di ingresso e' rilasciato dalle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane nello Stato di origine o di stabile residenza dello straniero. (...)

3. (..) l'Italia, in armonia con gli obblighi assunti con l'adesione a specifici accordi internazionali, consentira' l'ingresso nel proprio territorio allo straniero che dimostri di essere in possesso di idonea documentazione atta a confermare lo scopo e le condizioni del soggiorno, nonche' la disponibilita' di mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del soggiorno e, fatta eccezione per i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, anche per il ritorno nel Paese di provenienza. (...)
 
Art. 8
Respingimento

1. La polizia di frontiera respinge gli stranieri che si presentano ai valichi di frontiera senza avere i requisiti richiesti dalla presente legge per l'ingresso nel territorio dello Stato. (...)

Art. 12
Esecuzione dell'espulsione

1. Quando non e' possibile eseguire con immediatezza l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera, ovvero il respingimento, perche' occorre procedere al soccorso dello straniero, ad accertamenti supplementari in ordine alla sua identita' o nazionalita', ovvero all'acquisizione di documenti per il viaggio, ovvero per l'indisponibilita' di vettore o altro mezzo di trasporto idoneo, il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di permanenza temporanea e assistenza piu' vicino, tra quelli individuati o costituiti con decreto del ministro dell'Interno, di concerto con i ministri per la Solidarieta' sociale e del Tesoro.

È la famigerata legge Bossi-Fini? No, è la Legge 6 marzo 1998, n. 40, detta Turco-Napolitano.

È scattata la moda collettiva del volere abolire la legge Bossi-Fini. L'idea (sbagliata) è che ciò impedirebbe il ripetersi di tragedie come quella di Lampedusa.

Nulla di tutto ciò: quelle tragedie accadono, perché quella gente cerca di venire in Italia senza visto, anche turistico, che i nostri consolati comunque non concederebbero. Quindi se si vuole impedire che gli immigranti clandestini facciano il viaggio in barconi non sicuri occorre che possano fare il viaggio con dei normali mezzi di trasporto (navi o aerei di linea). Ma per farlo occorre o abolire l'obbligo del visto oppure rilasciare visti senza limiti. Cioè abolire la Turco-Napolitano.

Quindi per prevenire i naufragi dei barconi occorre semmai abolire la regolamentazione dell'immigrazione e non il reato di ingresso clandestino.

Occorre uscire da Schengen, e occorre prepararsi a un aumento dell'immigrazione dal terzo mondo. Occorre prepararsi a un aumento della piccola criminalità, a un aumento del numero di mendicanti e venditori abusivi di cianfrusaglie e lavavetri agli incroci. Occorre altresì accettare il dumping salariale che i nuovi poveri imporranno ai meno abbienti che già sono nel paese allorché faranno loro concorrenza nel mercato del lavoro.

È facile prevedere che, dopo che si verificheranno queste conseguenze, la tristezza di fronte alle immagini dei morti di Lampedusa scomparirà, e i coglioni torneranno a chiedere la regolamentazione dell'immigrazione. Ovviamente, allora come ora, senza sapere di cosa parlano.

lunedì 30 settembre 2013

Ma di che stiamo parlando?

Facciamo un passo indietro. Estate 2011: sale lo spread, si teme che l'Italia debba svenarsi per pagare i tassi d'interessi sui titoli del debito pubblico. Si vuole che il paese riacquisti credibilità agli occhi dei creditori fugando in loro ogni dubbio si du un possibile default, affinché i tassi tornino ai livelli bassi di prima della crisi.

A tal fine viene chiesto che il pareggio di bilancio venga raggiunto nel 2013, cioè anticipando di un anno quanto previsto dalle manovre del governo Berlusconi. Il risanamento delle finanze pubbliche diventa l'imperativo nazionale. E pure urgente: il Sole24Ore titola "FATE PRESTO". Il paese, secondo questa narrativa, sarebbe "sull'orlo del baratro".



Arriva il governo Monti e i desideri vengono esauriti: una manovra fatta principalmente di nuove tasse viene chiamata "decreto salva italia". Una delle sue finalità è appunto quella di mettere i conti pubblici "in sicurezza" e di assicurare che il bilancio statale sia in pareggio nel 2013.

"Effetto Monti" - Oggi, nel 2013, il governo Letta va in crisi perché, non trovando le risorse a copertura, annullare il previsto (da Monti) aumento dell'IVA al 22% comporterebbe lo sforamento per l'anno in corso del limite del deficit annuale al 3%, e la conseguente procedura europea d'infrazione.

Ovvero: il governo Monti ci doveva lasciare in eredità i conti risanati e il pareggio in bilancio nel 2013; invece ci ritroviamo esattamente dove eravamo, con un deficit fra il 3% e il 3.1%. Nel frattempo i fondamentali del paese sono peggiorati: è diminuito il PIL, è aumentato il debito pubblico in percentuale ad esso. Ovvero, la capacità del paese di restituire il debito è diminuita rispetto al 2011.

A logica ciò dovrebbe far risalire lo spread, se non fosse che l'effetto spread è stato sterilizzato nel 2012 dalla BCE dalle due OMT prima e dalle dichiarazioni di Draghi sulla volontà di salvare l'Euro "whatever it takes". In Italia invece ci si chiede se la caduta del governo Letta faccia risalire lo spread, se la crisi voluta da Berlusconi danneggi la stabilità del paese, e se occorra comunque tenere un governo in carica ed evitare delle elezioni che ci dovrebbero condurre al baratro.

venerdì 27 settembre 2013

Su Alitalia - 2

In seguito ai commenti torno sull'argomento per chiarire.

Alitalia era un'impresa di proprietà statale che sino ad allora era stata malgestita, e che era da molti anni in perdita. Nel 2006 le perdite (e il divieto comunitario di ripianarle) avevano fatto sì che fosse necessario scegliere fra queste tre possibilità:
  1. che lo stato la lasciasse fallire
  2. che lo stato risananasse la società (senza ricorrere ad aiuti di stato, però)
  3. che lo stato la vendesse a un privato, e questi se ne facesse carico con piena libertà di azione
Si potrebbe argomentare che forse la via del fallimento sarebbe stata la meno peggiore, ma, senza a stare a dilungarsi su di essa, diciamo che era politicamente improponibile. Dunque la scartiamo e passiamo oltre.

In teoria si sarebbe potuto percorrere la via n.2, ma i fatti e l'esperienza lasciavano credere che sarebbe stato con ogni probabilità un insuccesso. Perché infatti, al di là dei buoni propositi dei politici, una gestione statale sarebbe dovuta riuscire laddove aveva fallito nei decenni precedenti?

Rimaneva la via della privatizzazione, che come detto implicava la conseguente possibilità del nuovo proprietario di fare scelte dolorose, le stesse che in teoria avrebbe dovuto fare, e non aveva mai fatto, la gestione statale. Attenzione però: anche per un privato non sarebbe stato facile compiere dette scelte, dato che gli interessati avrebbero reagito in ogni modo possibile, con pressioni, scioperi, manifestazioni, ricorsi e quant'altro il "sistema italia" metteva loro a disposizione.

In altre parole non è che una privatizzazione equivalga a dire "ragazzi, prima eravate statali, ora siete i miei dipendenti e si fa come dico io". Quello magari lo avete visto nei documentari sulla Thatcher, non certo in Italia.

La conseguenza era che l'opzione 3 era da intendersi:
che lo stato la vendesse a un privato, e questi se ne facesse carico con piena libertà di azione, e che lo stato agevolasse il privato nella fase di transizione
Quanto aggiunto in neretto, in una forma o in un'altra, avrebbe significato costi per lo stato. Quando si parla della privatizzazione di Alitalia bisogna prima chiarirsi le idee su quello.

Nel post precedente ho fatto notare che limitarsi a criticare i costi che la privatizzazione ha avuto per le casse statali e per l'economia del paese in generale non ha molto senso se non si quantificano tutti i costi, immediatamente visibili o meno. Cosa che chi critica, che sia un Rizzo che scrive i suoi articoli anticasta o che sia il tipico commentatore da sito web un-po'-grillino-di-sinistra, di solito non fa.

Allora, ho iniziato il post scrivendo che nel 2006 le perdite avevano raggiunto un punto critico. Ovviamente la storia di Alitalia non inizia nel 2006. Durante il quinquennio precedente il governo Berlusconi non fece niente per risolvere il problema. E prima ancora durante i governi di centrosinistra fu prima lanciata a poi fatta fallire la fusione con KLM, che, quella sì, avrebbe potuto essere una soluzione per Alitalia. Senza contare poi l'asta lunare fatta dal governo Prodi nel 2007 che andò deserta. Questo per dire che nel 2008 la compagnia era alla canna del gas e che fare una scelta in quella situazione di emergenza non era la cosa più facile di questo mondo: la trattativa con Air France (che, diciamolo, non a caso attese che Alitalia fosse sull'orlo del baratro per fare la sua offerta) durò circa tre mesi, mentre il progetto CAI fu improvvisato in poche settimane. In quelle circostanze fu già un risultato che la privatizzazione sia avvenuta. Infatti chi ha un po' di memoria leggeva un giorno sì e l'altro pure articoli e commenti che dubitavano dell'esistenza della cordata, che dicevano che si trattasse di una balla, che nessun acquirente italiano c'era. Invece le cose sono andate in maniera diversa. Così come finora si è rivelata sbagliata la previsione che i proprietari di Alitalia se ne sarebbero sbarazzati vendendo a AF non appena fosse scaduto il vincolo.

Quindi, per riassumere:

  • l'offerta AF non era il bengodi, ma fu fatta in extremis alle condizioni di un soggetto forte verso uno che è invece alla canna del gas: in altre parole un'offerta da strozzino
  • la maggiore colpa di ciò fu di chi lasciò che si arrivasse alla canna del gas, di chi si mise in condizioni di non avere più tempo per valutare altre possibili offerte: il governo Prodi
  • una minore colpa fu anche del precedente governo Berlusconi che non prevenì quello stato di cose
  • un'altra colpa fu del governo di centrosinistra che non fece la fusione con KLM: andate a guardarvi le condizioni e paragonatele con l'offerta di Air France e poi sì che vi indignerete

Infine una considerazione: Berlusconi viene ritenuto il responsabile del fallimento della trattativa con Air France. Che però formalmente si interruppe in seguito alla mancata approvazione della proposta da parte dei sindacati. Chi c'era fra quei sindacalisti? Epifani. Eppure in tutti questi anni non ho letto un articolo in cui venisse contestato all'attuale segretario del PD di aver contribuito a provocare il "danno" o di aver creduto alle promesse del caimano...

martedì 24 settembre 2013

Su Alitalia

Tornano le polemiche su Alitalia, che potrebbe vendere a Air France la maggioranza del capitale azionario.


Per giudicare quella vicenda occorre prima dire la verità su cosa fosse l'offerta di Air France (il testo viene da una pagina di Wikipedia che è stata in seguito rimossa):

The terms of the Air France-KLM Group of the March 28 draft agreement were (with a deadline of 31 March 2008):
  1. that the possible consequences of a lawsuit by the Milan Malpensa Airport owners, Sea, will be dealt with by the Italian government.
  2. that the current and next government support this proposal.
  3. that the unions agree to the dismissal of 1.620 employees of Alitalia Fly: 567 pilots, 594 flight assistants, 121 foreign employees and 398 ground employees.
  4. that Air France-KLM will employ only 3.200 of the 7.600 employees of Alitalia's maintenance subsidiary, Alitalia Servizi, if they can dismiss 500 of these employees.
  5. that Alitalia's bulk flight network will be based at Rome Leonardo da Vinci Fiumicino Airport and the international flights from Milan Malpensa Airport will be stopped.
  6. that the Italian government agrees to a capital injection of 300 million Euros in Alitalia to prevent the company of going broke; to be repaid from the raised capital after the takeover has been finalized.
  7. that the Italian government invests in the Rome Leonardo da Vinci Fiumicino Airport. that the Italian government guarantees the landing rights of Alitalia.
  8. that the relevant competition authorities authorize the proposal.
The fate of the rest (of a total of about 7600) of the employees of Alitalia's maintenance subsidiary, Alitalia Servizi, was uncertain.
The Board of Directors of Alitalia and the Italian government agreed to these terms; the unions did not. Raffaele Bonanni, the leader of one of Alitalia's main unions, CISL, denounced the agreement: "The government is delivering us naked to negotiate with Air France to the detriment of the workers, infrastructure, and the general interests of the country,". The union of the pilots, ANPAC, which has agreed to the takeover in principle, called the French-Dutch offer "unacceptable". ANPAC especially disagrees with the plan to end the freight service of Alitalia by 2010. The talks with the unions over the takeover by Air France-KLM collapsed when the French-Dutch carrier refused to accept
union demands hours before a deadline to win their support was to expire. As a consequence Alitalia's chairman, Maurizio Prato, resigned on April 2nd 2008.

Andiamo per ordine
  1. La SEA, la società che gestisce Malpensa, aveva fatto causa ad Alitalia, in quanto questa aveva tagliato dei voli bloccando allo stesso tempo gli slot (ovvero Maplensa si era ritrovata con dei "buchi" senza poterli riassegnare ad altre compagnie aeree. Air France pretendeva che lo stato italiano si facesse carico di questa causa (leggi: del risarcimento danni).
  2. Berlusconi dichiarò poi che il suo futuro governo avrebbe onorato l'accordo con Air France-KLM, qualora fosse stato concluso.
  3. L'offerta di Air France-KLM prevedeva il licenziamento di 7579 dipendenti in Italia (fra Alitalia e AZ Servizi) e di 121 all'estero.
  4. Prevedeva anche che il governo Prodi facesse un prestito ponte di 300 milioni di Euro
  5. Prevedeva che il governo italiano facesse degli investimenti nell'aeroporto di Fiumicino e che garantisse ad Alitalia tutti gli slot.
Chi critica la mancata accettazione dell'offerta di Air France-KLM tende a dimenticare i punti che ho elencato ai numeri 1, 3, 4 e 5. Quanto sarebbe costata all'erario in termini di risarcimento a SEA, ammortizzatori sociali, di prestito poi dichiarato illecito dall'UE di lavori a fondo perduto sullo scalo di Fiumicino l'offerta di Air France? Questo Sergio Rizzo non lo dice.

Ma soprattutto non dice che il fallimento dell'offerta di Air France fu dovuto al mancato accordo con i sindacati. Come appunto disse Bonanni:

"The government is delivering us naked to negotiate with Air France to the detriment of the workers, infrastructure, and the general interests of the country"
Ora addossare a Berlusconi le ragioni di una scelta presa in tutta autonomia dai sindacati (che non sono certo berlusconiani) appare quanto mai bizzarro.

Chi critica negli anni scorsi poi tendeva ad affermare con continuità che Air France si sarebbe comprata per pochi soldi quello per cui aveva offerto di più nel 2008. E veniva detto che ciò sarebbe avvenuto allo scadere dei tre anni dal 2008, quando i soci della nuova Alitalia sarebbero stati liberi di vendere. La storia li ha smentiti: finora non è avvenuto. Anzi è successo che in questi ultimi anni il gruppo Air France-KLM ha licenziato dei dipendenti. Fra essi non quelli di Alitalia.

Sergio Rizzo del Corriere della Sera, nella sua tirata antiberlusconiana, arriva fino al punto di scrivere che:

a sentire i giornali parigini, dovremmo perfino ringraziare la compagnia franco-olandese di prendersi questa rogna

Eh già, Air France comprerebbe Alitalia non già per farci degli utili, ma addirittura per spirito caritatevole.

Forse la verità è che Alitalia è in crisi, perché l'Italia e l'Europa sono in crisi. E forse verrà acquistata da uno straniero come vengono acquistate altre aziende italiane in questo periodo.

Lo stato italiano ci ha provato a privatizzarla. Sarebbe stato comunque un bagno di sangue per le finanze pubbliche. Ha scelto i migliori imprenditori che c'erano sulla piazza italiana. Se era meglio darla a una forte azienda straniera del settore, perché il governo Prodi cincischiò nel 2006-2007 con un'asta che conteneva delle condizioni capestro (in sostanza si chiedeva all'acquirente di continuare a gestirla in perdita come aveva fatto sino a quel momento lo stato italiano)? E perché negli anni novanta fu fatta fallire la fusione con KLM?

mercoledì 11 settembre 2013

Il ricalcolo

Non c'è segreto meglio custodito di una cosa alla luce del sole. Probabilmente la cosa più ridicola della sentenza sui diritti tv di Berlusconi è quella di cui non parla nessuno: la faccenda della pena accessoria. Chi legga la stampa italiana dal primo agosto in poi sa che la Corte di Cassazione ha confermato la condanna di Berlusconi, ma che ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello, affinché questa faccia un nuovo processo ed emetta la relativa sentenza limitatamente alla pena accessoria.


I giornali (qui, per esempio) sintetizzano la cosa con l'espressione ricalcolo della pena accessoria. Solo che la parola "ricalcolo" è fuorviante. Anzi nella sostanza è un modo per disinformare il lettore, almeno quello che non conosca la legge penale.

Perché non è un problema di calcolo, non è un mero errore tecnico, non è una svista aritmetica marginale rispetto al merito della colpevolezza dell'imputato. No, è qualcosa d'inquietante.

Berlusconi è stato condannato per frode fiscale, un reato previsto dall'art.3 del Decreto Legislativo 10 marzo 2000, n. 74 - Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

La stessa legge all'art. 12 stabilisce le pene accessorie per detto reato. In particolare al comma 2 stabilisce quella dell'interdizione dai pubblici uffici:
La condanna (...) importa altresi' l'interdizione dai pubblici uffici per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni (...)
La legge è breve e chiara: prevede e tipizza dei reati fiscali, ne stabilisce le pene, e qualche articolo più sotto quantifica le relative pene accessorie.

Non è un problema di calcolo e bilanciamento di circostanze aggravanti e attenuanti: l'interdizione non può essere "superiore a tre anni". Eppure in primo e secondo grado gliene hanno dati cinque!

Sapete perché?

Perché invece di applicare quell'art. 12 hanno applicato la previsione generica del codice penale in materia di pene accessorie (art. 29), che dice:
la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni importa l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque.
Solo che anche gli studenti di legge sanno che la norma speciale deroga a quella generale. Che è ciò che ha fatto notare la Cassazione.

Per semplificare il concetto agli estremi è come se i giudici avessero sì condannato Berlusconi per frode fiscale, ma "calcolando" (sic.!) la pena principale secondo l'art. 640 del codice penale, quello che punisce la frode in generale.

A questo punto è legittimo chiedersi come sia possibile che due diversi collegi formati da tre magistrati, di una certa esperienza, rispettivamente del tribunale e della corte d'appello più importante d'Italia, in un processo seguito dalla stampa di mezzo mondo, possano commettere un simile errore. Errore che determina ulteriori lungaggini, nonché spese processuali per lo stato e per gli imputati.

È legittimo chiedersi se quei magistrati abbiano dimestichezza con la legge tributaria, con la sua interpretazione e con il modo in cui è praticata (leggi: rispettata, elusa o frodata) nella vita di tutti i giorni.