Chi scrive è contrario a proposte quali il limite e due mandati parlamentari o il cosiddetto "parlamento pulito", cioè l'ineleggibilità di chi è stato condannato. Se il popolo vuole eleggere dei condannati come propri rappresentanti, siccome è sovrano, deve poter essere libero di farlo.
Ma tant'è: il Movimento Cinque Stelle si fa vanto della proposta. Vediamo allora come la applica. Indubbiamente i 162 eletti al parlamento sono "puliti", mentre Grillo non si è candidato appunto perché ha una condanna per omicidio colposo (come se un incidente stradale rendesse una persona indegna di fare il parlamentare, ma vabbè...).
C'è un però: appare sempre più evidente come gli eletti del M5S prendano ordini da Grillo. Cioè sono eterodiretti da un extraparlamentare condannato. I casi Favia e Salsi lo dimostrano: Grillo formalmente è solo il proprietario del blog e del simbolo della lista. In quanto tale inibì ai due l'uso del simbolo. In pratica la non ricandidatura, quindi l'espulsione politica.
La cosa ricorda la mafia siciliana quando si scoprì che era ancora comandata da Totò Riina, che, pur essendo in carcere, dava gli ordini tramite i pizzini. Grillo invece lo fa scrivendo articoli sul suo blog.
A cosa serva un parlamento di non condannati quando questi prendono gli ordini da un extraparlamentare condannato non mi è chiaro.
Quando ci saranno le consultazioni per nominare il nuovo presidente del consiglio Napolitano, per avere delle certezze e agire di conseguenza, vorrà parlare con chi comanda nel M5S. Se Grillo deciderà di presentarsi allora il fatto che quel partito politico è agli ordini di un condannato diverrà evidente a tutti. Con la conseguente perdita di credibilità che ne deriverà.